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Bruno Cattani

Bruno Cattani

La ricerca fotografica di Bruno Cattani inizia nel 1990 con un’indagine sui luoghi dell’arte. I musei rappresentano “affascinanti contenitori di emozioni in cui visitatore e opera d’arte creano una coppia indissolubile”. In queste opere è possibile vedere come la luce sia in grado di creare legami tra la scultura e l’umano mentre lo spazio espositivo del passato acquista nuovo significato per chi lo ammira attraverso la fotografia. Nel progetto Figure del Tempo Cattani svuota i corridoi e le stanze della presenza umana per immergersi in un mondo silenzioso ma vivace di movimenti immaginari. La scelta di utilizzare la Polaroid conferisce alle opere un equilibrio tra l’esperienza di visione reale e lo scatto fotografico. I luoghi dell’arte lasciano spazio a quelli urlanti della follia. Andiamo con l’autore alla scoperta degli ex ospedali psichiatrici - storicamente aboliti con la legge 180 del 1978 – in cui il suo interesse è “volto alla ricerca dei segni lasciati da coloro che hanno vissuto, a volte per una vita intera, in questi luoghi testimoni di ingiustizia e sofferenza umana”. La memoria delle vite altrui diventa il ricordo personale dei luoghi in cui abbiamo vissuto, amato, condiviso momenti indelebili per la nostra storia. Ma la memoria non esisterebbe se non intrisa “di malinconia per i momenti che non rivivremo più; del rimpianto del passato che si trasforma in sottile piacere; dell’immagine impallidita, solo accennata, che riemerge ad un tratto tra le pagine di un libro sfogliato”. Da questo studio del concetto di ricordo e oblio, nasce Memorie - esposto alla Biennale di Venezia 2011 - un lavoro che ferma i ricordi di luoghi, volti, corpi, emozioni che appartengono alla sua esperienza personale e all'immaginario collettivo. Il desiderio di riportare in vita momenti trascorsi, in questo caso la sensualità di una statua di marmo, esplode in Eros: le statue diventano protagoniste di un’arte drammatica e interlocutoria. La bellezza disarmante della scultura emerge con tutta la sua carica perturbante e colpisce l’osservatore che può trovare nelle pieghe del corpo emozioni di gesti vissuti o sperati. La memoria, diventata ormai pulsante, si trasforma in Sognare Giocando: Cattani fotografa la capacità dei bambini di trasformare il mondo a partire da piccoli oggetti che li circondano. L’esistente si trasforma in immaginario e si crea la magia dell’opera. Una magia che “accade in ogni luogo dove un bambino è impegnato a giocare, esso si comporta come un poeta: costruisce un proprio mondo, o meglio, dà a suo piacere un nuovo assetto alle cose della sua realtà”.
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